27/07/2009
Un attimo di tempo
Sono passati anni, forse due, e mi mancava maledettamente il suono della tastiera sotto le mie dita. Peccato che non è più la vecchia rumorosa tastiera di una volta. Ma quel rumore mi è rimasto impresso nel cervello e nel cuore. Come mi sono rimasti dentro tutti quei giorni e tutte quelle notti spese, alcune perse, qui davanti, nel silenzio rassicurante della mia camera. Ora che tutto è cambiato non ho più bisogno di rinchiudermi in quelle quattro mura per sentirmi protetta, ma ho una casa intera in cui poter girare senza per questo sentirmi minacciata. Ho un mondo intero in cui poter muovermi. E qualcuno perdoni questa incursione nel passato ma a volte mi manca quella ragazza persa dietro a questo monitor. Vorrei stringerla, proteggerla, dirle che è solo colpa dei brutti sogni. Vorrei cantarle una ninnananna. Forse per l'ultima volta vorrei farla sentire figlia, prima di farla essere madre.
19:36
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20/07/2007
Punto e virgola
Una piccola pausa, nulla di più. Più breve di un punto che non so neanche immaginare. Più lunga di una virgola che a stento fa riprender fiato. Una piccola pausa per mettere nero su bianco i miei silenzi, per ritrovare il capo del filo, per accorgermi che nulla è cambiato, che sono sempre qui. Più taciturna di prima, più incompetente di prima nonostante tutti dicano che questo blog sia diventato semplice, meno paziente di qualche mese fa. Una piccola pausa per riavvolgere il nastro, per riappropriarmi dei miei pensieri, ancora più numerosi, molto più difficili da gettare al vento con un click. Ma bastano due parole semplici semplici come quelle di Halya per farmi tornare la voglia ed il sorriso di essere ancora qui. Due parole semplici che so che non nascondono niente dietro, trasparenti, genuine, efficaci, mai buttate al vento, che non posso non cogliere. Per questo e per tanto altro ancora, mentre l'estate avanza, eccomi di nuovo qui. Per tre minuti, tre giorni o tre mesi, questo conta poco. Diamo il via alla musica....

13:15
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22/01/2007
A bientot
Se non lo scrivo implodo. Ed in qualche modo devo renderlo reale. In ogni caso cambierò. Spero di diventare una persona migliore. Credo che il dolore serva a questo. A farci sentire soli, a volte più schiavi, a volte più liberi. Senz'altro a renderci migliori. Altrimenti non avrebbe senso. Spero di non inaridirmi, di non incattivirmi, di non perderla questa scintilla. Spero un giorno di guardarmi allo specchio e dopo tutto questo calvario avere ancora il coraggio di guardarmi negli occhi e di guardare negli occhi. Senza paura di farmi sfiorare l'anima e la pelle. Ancora convivo con l'odore delle camere sterili che sterili non sono mai. E non sono per niente pronta ad affrontare altre stanze, altro dolore da guardare, da sfiorare, da accarezzare, senza poter far nulla se non piangere. Ma nessuno è mai pronto per questo. Mi farebbe comodo anche solo un piccolo manuale tascabile, una massima da portare con me per i giorni che verranno. Ed invece ho la testa che gira e la morsa che prende lo stomaco. Ed ho sentito il cuore esplodermi nel petto. Non so cosa accadrà. So che devo lasciare questo spazio per un tempo che potrebbe essere infinito perché la vita attorno a me urla e chiede la mia presenza. Ed io non più tempo per questi giri di parole che tanto amo. Per la prima volta nella mia vita anche pigiare una lettera su questa tastiera mi appare come uno spreco di energia e di tempo che non posso più concedermi. Domani sarò una donna diversa. Oggi sono una bambina che piange dopo aver visto la materializzazione del suo incubo peggiore. C'è da combattere. Incrocio le dita. Alzo la testa e vado. Non senza prima salutarvi. Il blog è un conto, voi siete ben altro. Questo è il mio indirizzo freese2002@libero.it
A presto, Francesca
19:25
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05/01/2007
2007...e mi sembra il titolo di un film fantascientifico
Solo girare girare girare. Come una palla impazzita attorno al mondo. In groppa ad un satellite della terra ad inseguire la luna. Per non perderla mai di vista. Per dirgliene quattro. E ancora girare girare girare. Lì dove anche l'aria è salata ed un grazie ed un prego cambiano il senso del discorso. Basta solo inserirli nella giusta posizione. Se solo l'odore del mare arrivasse fino a lì. Se solo i contorni fossero più netti, gli scambi più intensi, le posizioni raggiunte difese e messe in discussione in un continuo scambio. Se solo questa paura che immobilizza smettesse per una volta di prender le gambe e la bocca dello stomaco. Se la lasciassimo libera di volare via, questa paura atavica di vivere che ci portiamo addosso e dentro. Forse potremmo essere più liberi anche noi. Di prenderci per mano e di volare via senza aspettare continuamente un vento capace di spazzar via le nuvole. Se ci fai l'abitudine alla nuvole queste si sentono autorizzate a coprire il sole e a diffondere un'ombra grigia sui tuoi passi. A spazzarle via si affaticano solo i polmoni e manca il fiato. Una soluzione potrebbe essere oltrepassarle, entrarci dentro per uscire dall'altro lato, sfidare questi tempi grigi e transitori, questi tempi che ogni giorno è un giorno di fango. Io ci credo. Nella compassione, nei colori, nella commozione, nei fiori, nelle coccarde, nei pianti, nelle mani. Nella tenerezza, nella bellezza sfiorita, nelle corse, nei capelli al vento, nell'imbarazzo. Negli errori e nelle scuse, nelle retromarce, nei tre passi avanti, nelle cadute. E credo nei voli quando è ora di volare. Nelle sfide quando è ora di sfidare questo mondo pieno di consuetudini utili a renderci prevedibili e quindi assolutamente innocui. Stupiamoli!
19:06
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08/12/2006
Patatine fritte alla fermata del treno
Oggi solo l'odore di patatine fritte. Ci sono ancora le stelle ed il cielo è lì, sopra di noi. Ed è blu cobalto. Non è vero che l'alba è uguale in tutte le città del mondo. Ma c'è sempre troppo rumore per poter continuare a sognare. Per poter continuare a dormire sotto la luce dei tuoi occhi. L'uomo si accarezza il taschino della giacca e sorride. Sente il rumore della carta che gli permetterà di prendere quel treno. È un gesto infantile il suo. Come per rassicurarsi di poter davvero fuggire via. Quei gesti automatici che tanti professoroni imputano all'ansia. Io do sempre la colpa ai sogni. Solo quelli ci salvano o ci rovinano. I suoi passi sono lievi, il suo profumo è fresco come quel vento che ti arriva addosso all'improvviso solleticandoti il volto. Una stazione non è romantica come un porto ma entrambe si collocano al centro della città e ti permettono di salutare con lo sguardo ogni palazzo familiare che si staglia sull'orizzonte. Ed entrambe portano dentro di sé il ricordo di lunghi addii. L'uomo cammina lungo il binario con quella calma che ti permette di assaporare ogni passo in avanti e di ricordare tutti i passi che ti hanno permesso di essere in quel punto preciso del mondo. È una questione di fortuna nascere nella parte più ricca della terra. In troppi se lo dimenticano. Davanti a lui un distributore automatico dove le più svariate leccornie attirano i viaggiatori affamati di vita. L'uomo prende una moneta e se la rigira tra le mani. Sembra quasi che stia facendo testa o croce per decidere il prossimo passo, quello che probabilmente gli cambierà la vita. La infila nella macchina dove per magia appare una scritta luminosa "Questo è il suo giorno fortunato! Il distributore funziona, attende solo la sua richiesta: esprima un desiderio". "Patatine fritte". L'uomo osserva quello strano meccanismo che gira spingendo in avanti la busta e attende il momento di chinarsi per prelevarla dall'apposito ripiano. Ed ecco l'imponderabile. La busta di patatine non cade. Resta lì sospesa come in bilico, ancora agganciata alla sua vita precedente, alla sua immobilità, senza nessuna voglia di essere aperta e poi buttata via come tutte le altre. Tra l'uomo e la busta uno spesso vetro fatto apposta per vedere e non toccare. Immobile, cercando di nascondere una calma che non ha più, l'uomo si guarda intorno con la coda dell'occhio ed accenna una timida reazione. Un pugno che sembra una carezza, nient'altro che una carezza. I pugni diventano due, poi tre. Niente. Non cambia nulla. L'uomo avrebbe voluto aprire sul suo treno quella busta, imbrattarsi di unto e poi passare le mani sporche di briciole sul sediolino accanto. Lasciare un segno del suo passaggio. Un segno non indelebile, non traumatico, giusto un piccolo alone sul cappotto nuovo del suo vicino. All'altezza del culo. Oggi solo l'odore di patatine fritte. È già tanto quando hai dalla tua una buona immaginazione.
19:47
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27/11/2006
I draghi e le anguille
E di nuovo un castello che si riflette sulle acque. Nessun mare imbronciato e tagliato dal forte vento di scirocco. Nessuna oasi con principesse che aspettano chi, tra il drago e l'uomo, possa aver la meglio. Un castello sulle rive di un tranquillo lago del centro Italia. Ed al posto dei draghi il piatto forte delle anguille al vino rosso. La stanza delle principesse è pur sempre una stanza reale in qualunque castello del mondo. Un principe resta un uomo in nord Africa come nella Loira. E persino in Italia dove tanto ci lamentiamo di una cavalleria che non esiste più. Perché troppe poche favole hanno fatto crescere troppi pochi uomini e dopo il latte materno poca consolazione per le loro bocche. La voglia di sconfiggere un drago a dieci teste è scomparsa così come sono scomparse le carrozze di un tempo troppo lontano. E quell'uomo fatto principe per una sera, non ha ben chiara la direzione da prendere. Ma sicuramente la sala delle armi gli farà dimenticare la sua viltà. E quella donna fatta principessa avrà dietro al velo paura, incoscienza, gioia e forse bontà per far diventare una notte autunnale la notte del suo amore. E non so quanto compromesso ci possa essere dopo che due persone si conoscono da sempre e si guardano negli occhi fino a decidere di condividere una vita. Ed è per questo che non sta a me giudicare il motivo che li ha spinti a forgiare i desideri in virtù della loro vita e non il contrario. Perché se troppe poche favole e troppe responsabilità hanno fatto le loro ossa, forse un sogno da vivere per quanto già battuto è pur meglio di una realtà senza sbocchi e che non sai cambiare. Si abbracceranno i due e davanti ad un uomo uniranno le loro vite in un coro di applausi, sulle rive di un lago, in un grande prato verde. Dalla finestra della torre due occhi guardano ed applaudono anche loro. Imprigionati al buio al tocco di due mani lievi si uniranno in un orgasmo senza pensieri. Che di pensieri sono già piene le pance degli uomini. E due occhi dalla torre scriveranno in silenzio la loro storia muta in un gorgo di parole senza senso. Ricordando di un vento che non entrava mai da quella finta finestra incastonata in un muro di cemento armato. E negli occhi proprio quel castello, proprio quella favola. Solo altri nomi ed un finale diverso. Ma vai a capire perché le favole non finiscono più con "...e vissero tutti felici e contenti". Ormai ci accontentiamo di "...e vissero". Avrà gli occhi tristi? A chi penserà? Alla principessa dai capelli corvino, alla maga della torre, alla sposa di bianco vestita. Solo un bacio sulla fronte a lenire il suo tormento e il riso che si incastra tra i riccioli color dell'oro. È senza dubbio poetico affermare che nulla cambia fino a che non cambia dentro di noi. Ma giorno dopo giorno ci si inizia ad affezionare alla propria vita piena di quelle piccole inutili abitudini e persino quel piccolo segno sul dito entra talmente tanto dentro la pelle che diventa difficile farne a meno. Impossibile. Dalla pelle all'anima è un unico passo. 
"Verso la fine della vita avviene come verso la fine di un ballo mascherato, quando tutti si tolgono la maschera. Allora si vede chi erano veramente coloro coi quali si è venuti in contatto durante la vita"
18:18
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10/11/2006
Un unico pezzo di tango
Guardami. Non perdermi. Stringi. Stringimi di più. Ascolta il mio ed il tuo respiro. Chiudi gli occhi. Cosa senti? La senti questa musica nell'aria? Lo so di cosa hai paura. Di perderti in queste note e di perderti dentro di me. Hai paura di camminare con me. Di spezzarti la schiena. Dei crampi alle gambe. Hai paura che i miei piedi non riescano a seguire e ad assecondare i tuoi. Hai paura che la mia schiena dritta possa nascondere un precario equilibrio. Chiudi gli occhi. Le senti le tavole sotto i tuoi piedi? Accarezza quel legno, cerca di sentirne l'odore. E senti il mio odore di femmina che ti cerca. Mi abbandono a te, ti cedo il passo, ti faccio sentire uomo. Finalmente.
Trascinami. E poi straziami. Le mie gambe sono le tue, le mie braccia sono le tue. Cosa c'è di sbagliato? È il bene ed il male, è tutto il bene e tutto il male del mondo in un unico pezzo di tango. Cosa c'è di sbagliato? C'è tutto l'amore del mondo e il dolore, la malinconia, la passione, il desiderio, la disperazione. Ci sono tutte le lacrime che da sempre trattieni, ci sono tutti i sorrisi che ti regalo. È un unico pezzo di tango. Prima che finisca la musica.
Straziami. La mia carne è la tua carne, la mia bocca è la tua bocca. Le mie cosce circondano le tue gambe. Non ti lascio andare via. Non ti lascio andare via. Ancora un minuti per noi. C'è anche il tempo di fermarsi ed ammirarsi. Anche il tempo di allontanarsi per poi riprendersi. Ma non perdermi neanche per un secondo. Seguimi e poi trascinami. E ti ubbidirò e ti disseterò e ti adorerò. Balla con me amore, balla con me. I nostri corpi impressi in questa sala, su questi muri, su questo legno, su questo specchio. Per sempre.
16:09
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30/10/2006
Auguri Francesca
Non è bastato colorarti la vita. E non è servito neanche vestirmi da Arlecchino e coprirmi di coriandoli. Ho provato ad infilare i guantoni ed a combatterti a muso duro per poi sedurti e supplicarti di restare. Ti ho dato tutto il bene ed il male che c'è in me, il marcio e l'ingenuità, i miei sogni e le mie paure. Ed il mio quotidiano. E ci ho creduto come non speravo più di poter credere. Ed ho lottato come non credevo di poter lottare. Aprirò da sola il regalo del mio compleanno continuando a brindare a me stessa, ai miei giorni, ai miei lividi, alle mie vittorie. Poche in realtà però volute, sudate e cercate. Continuerò ad essere fiera di come sono ed a guardarmi allo specchio ed amarmi. Perchè avevo già ben chiaro dentro di me che noi e solo noi possiamo e dobbiamo prenderci cura di noi stessi. Perchè nessuno si prenderà mai la responsabilità e l'onere di leccarci le ferite. Sarebbe bello però trovare un porto in cui poter prender fiato durante le notti tempestose. Niente più che una stretta di mano ed un dolce sorriso. Questo avrebbe già un senso. E se per me il nostro bacio aveva qualcosa di giusto era perchè speravo di potere essere un tuo rifugio, credevo che tu volessi essere il mio rifugio. Auguri Francesca, buon compleanno. Meriti una tranquillità che non ti so dare. Merito un impegno che non vuoi darmi. Forse è solo la tempistica che mi è contro. L'amore conta. Dicono. Io conto fino a tre. E quando apro gli occhi e non ci sei mi sembra lo scherzo di un piccolo goblin dispettoso. Ma sarebbe troppo semplice anche questo. Pensare che una storia d'amore finisce perchè c'è più rabbia ed orgoglio che scorre nelle vene. E la fottuta paura di difendere le nostre piccole certezze dagli attacchi esterni. Ed è un meccanismo che conosco bene e che adotto anche io ma fortunatamente non ho perso la voglia di lottare contro le mie debolezze e contro i miei limiti. Anche a costo di chiedere scusa e di chiedere aiuto. Il giorno in cui davvero non avrò più la forza e la voglia di migliorarmi, il giorno in cui davvero mi crogiolerò nei miei brutti difetti, forse allora mi accontenterò di un futuro da poco. E di una tranquillità da poco. Prendo il bicchiere stanotte e brindo anche per te. Affinchè tu possa ritrovare il gusto di sognare. Anche senza di me.
16:39
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29/10/2006
Ti regalo un colore
Perchè ho tenuto un bambino tra le braccia. Ho visto un vitello appena nato e ho bevuto il latte appena munto. Ho colto i mandarini verdi per il liquore e ho preso tre piantine di menta da far crescere. Ho giocato con un cucciolo di cane e ho respirato l'odore dei fiori.
E sono sempre più convinta che non c'è nulla di più "giusto".
E poi ho provato a farti vedere il mio mondo con i miei occhi per poi fartelo vedere con i tuoi. E ho provato a colorarlo. Che importa se è saltata fuori una tavola dai colori invertiti! Quello che conta è che ho ancora voglia di disegnare il domani. Insieme a te.
14:33
Scritto da: la23strega@v
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16/10/2006
Il custode
Una società che conosce la poesia e l'arte è una società migliore.
La massificazione oscurantista nata negli anni ottanta ha creato un popolo di alienati che vede nel consumo e nell'affermazione di sè gli unici traguardi realmente ambiti.
Il tempo consuma i nostri volti. La gioia sempre più rara nei nostri occhi.
Ogni istante perdiamo qualcosa o qualcuno. Senza senso.
Rincorriamo senza sosta un motivo plausibile per continuare ad esserci.
C'è chi riesce ad articolare motivazioni più articolate e credibili e c'è chi come me non ci riesce. Solo i sorrisi delle persone mi regalano un senso di fratellanza che non si consuma. Che non si perde. I destini sono gli stessi. Siamo fratelli nella deriva.
Siamo tutti figli di un dio cattivo e ingiusto che, pazzo di solitudine, scatena su noi il dolore. Volerci bene è l'unica gioia rimasta.
Dovremmo premiare tutti quelli che riescono a voler bene a qualcuno.
Il resto è miseria e sopravvivenza. Come le bestie. Meschine e ottuse. Senza sorriso.
Un giorno arriverà l'indifferenza. E spegnerà tutti i colori. E sarà troppo tardi.
Liberamente tratto da Il Custode di Pierpaolo Sepe
12:04
Scritto da: la23strega@v
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