Venere

Lei alloggiava nei pressi dell’università,nel cuore del magnifico parco des Bastions. Ogni sabato nelle prime ore della mattina si recava al Marché aux Puces. È importante avere dei piccoli riti,delle piccole certezze. Risulta meno difficile affrontare il quotidiano. Abitava a Ginevra da meno di un anno e adorava quel mercato così colorato e quei profumi così intensi. Le ricordavano un passato lontano ma non dimenticato. C’era chi preparava dei cavalletti,chi esponeva tavoli,chi stendeva tappeti al sole,chi montava tende e tele. C’era l’utile e l’inutile. Il bello ed il brutto. L’originale ed il banale. Il prezioso e il senza valore. Il nuovo ed il vecchio. C’era chi trovava tutto. Chi comprava l’introvabile. Chi girava disorientato. Un po’ come nella vita.
Si era diplomata in pianoforte al conservatorio,in un’altra terra non lontana da questa in cui ora sostava. Venere era il suo nome d’arte per quando si esibiva in pubblico. Venere era il suo nome d’arte anche nei letti sgualciti. Fu il suo primo compagno a denominarla così dopo una notte di poco amore e molti amplessi. Si, Venere, proprio la dea dell’amore. Aveva avuto qualche storia significativa,molti partner occasionali. All’inizio per conoscere se stessa e gli altri,poi per sfida,infine per sentirsi donna. Tra quelle lenzuola era troppo intenta a soddisfare l’altrui anima per poter pensare al proprio piacere. Come una missione,a volte con una passività sconvolgente. Il suo non era sesso. Non era amore. Rasentava l’annullamento. Il sesso come mezzo per sentirsi almeno in quel momento indispensabile.
Venere,per convenzione la chiameremo così,scappò da una storia che si stava consumando da sola. I tagli netti fanno più male,ma la ferita prima o poi si rimargina. Una storia,una passione,un amore che si consuma piano piano non ha colori forti e rende grigio anche il cuore ed attenua il sentire ed anestetizza i sentimenti e prosciuga gli occhi…
Scappò da lui. Scappò da una realtà che non le permetteva di emergere. Raggiunse un’ amica a Ginevra con l’intenzione di prendersi una vacanza studio per migliorare il suo francese zoppicante. Dopo quasi un anno la ritroviamo ancora per le strade di questa città,in un mercatino delle pulci….

…continua…forse…

Adone

La statua di Venere e Adone di Antonio Canova è esposta al museo di Ginevra. Sono rimasta senza fiato quando ho avuto il piacere di ammirarla. Non ho saputo resistere alla tentazione…

Venereultima modifica: 2004-09-20T22:28:30+02:00da la23strega@v
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5 pensieri su “Venere

  1. Nel mercatino, tra bancarelle e qualche odore rimasto nell’aria dal cartoccio di castagne di un bambino, Venere scivolava. Scivolava tra la folla rimbalzando lo sgurdo solo a sfiorare, senza mai posarsi ogggeti, cose e persone.Pensava altrove credo, mi passò così vicina che potrei descrivere l’odore di lana e armadio e gelsomino del cappotto corto che mi passò accanto. ecco. Fu proprio l’odore a farmi ricordare un’latro giorno. Un’altro mercato. ora capisco perchè ho ricordato con la guancia in quel preciso istante una carezza giunta da lontano.Era la carezza del gelsomino. Posata lì e stampata nella memoria dei miei passi lontani. Mi carezzai di istinto la guancia allo scorrere del profumo e di Vnere al mio fianco. Poi mi girai, la mia mano ancora posata sulla mia guancia a cercare con gli occhi il suo profumo….(gra zie della carezza….)(qu esta era la mia, ora…)8ci sara altro luogo e altro modo)

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