Idea77

-E allora sei pronta???-
Meno male che diceva che non era "femmina" e che ci impiegava poco a prepararsi
e che di solito usciva come si trovava.
Mentre lei si restaurava in bagno, lui versava da bere, due aperitivi casalinghi,
così, niente di compromettente, vodka, cointreau e succo tropicale,
quello del cartone grande, ideale per le quattro del pomeriggio.
Lei uscì, finalmente, da quel bagno e lo raggiunse.
Lui la squadrò per benino, certo, appena scesa dal treno,
non le era mica sembrata bella come adesso.
E poi quanto avevano riso in quel quarto d'ora dalla stazione a casa di lui.
Bevvero, brindando alla loro salute, in un pomeriggio di ottobre, ancora caldo a Milano.
Non era da loro passare inosservati e quindi aprirono la capote del golf, così, per un giretto.
Non andava mai forte, Ale, non gli piaceva correre in macchina e poi faceva freddo,ma l'esigenza di farsi vedere era più  forte di lui,
della temperatura e di lei e delle sue maniche di camicia tirate sui gomiti,
alla faccia della stagione.
E chiacchieravano, ma di più ridevano.
C'era una strana sintonia, una sintonia che non si interrompeva al semaforo rosso o con il vento,o con la gente che li prendeva per il culo dai marciapiedi.
Stavano riprendendo fiato. Dopo avrebbero ricominciato a bestemmiare.
Giornata strana, la loro, giornata di quelle persone che si conoscono da una vita
senza essersi mai incontrate, giornate di desideri e di persone desiderate.
Giornata di persone che loro avrebbero voluto consumare,
ma che erano fuggite e loro erano rimasti lì, ora e per sempre in quella giornata di ordinaria follia.
Non che fosse la prima, o peggio ancora, l'ultima giornata di follia della loro vita,
ma le loro ordinarie amministrazioni divenivano follie, se appaiate.
E stava, piano piano, tramontando, a furia di girare nel traffico,
quel maledetto sole adesso lasciava spazio a un'aria più difficile da trattare
con la capote aperta.
In tutto il mondo il tramonto è romantico, il sole muore e i sogni crollano,
ma a Milano è semplicemente l'ora dell'aperitivo,
il tramonto è palazzi grigi che diventano neri, strade che brulicano di auto,
auto che escono in fretta dai posteggi  che ancor più in fretta verranno occupati nuovamente, e banconi di bar che si coprono di tartine.
E proprio davanti a un milione di tartine , patatine fritte, stuzzichini,
una barista da capogiro e con classici rock rivisitati in chiave jazz,
lui avvicinò le labbra a quelle di lei, e la baciò, leggermente,
per un tempo di un secondo ma infinito, un bacio che poteva essere l'ultimo,
o anche solamente il primo, o addirittura tutti e due.
Scoppiarono a ridere, e lei lo strinse, e presero da bere.
E tutto era nuovo. Per lei avvezza ad altri tramonti,ad altri incontri. Per lui che quei tramonti li aveva ancora negli occhi. E tutto era follia, gioco, desiderio.
Lui non aveva più bisogno di una scusa per avere un bicchiere vicino.
Lei fingeva di volerla trovare quella scusa,la rincorreva e le si nascondeva dietro.
Alibi per sopravvivere meglio con se stessi. In una giornata come quella non poteva mancare.
Se è sempre l'occasione buona per brindare,quel giorno c'era un motivo in più.
Lei si lasciava trasportare da lui in una Milano che non conosceva. Avrebbe voluto
capire e rubare l'anima di quella città.
E la loro sintonia vibrava su quei tetti neri,tra quei milioni di occhi che di tanto in tanto guardavano incuriositi.
Due vite che si sono rincorse, cercate, trovate. Ognuna con un carico di esperienze allespalle. Alcune talmente forti da lasciare senza fiato. Alcune talmente scabrose da far accapponar la pelle. Vite con passati forse ancora troppo vicini,forse ancora
troppo scottanti e dolenti. Ma quell'incontro era meglio di un anestetico.
Come anestetico era quell'ennesimo cocktail,
erano già strafatti e forse non erano ancora le dieci, ma l'orario è, anch'egli, solamente un alibi per chi deve giustificare di aver fatto qualcosa di interessante solo perchè ha fatto tardi.
Non esiste un orario, per morire, non esiste un orario, per vivere,non esiste un orario, per divertirsi. Gli aperitivi sono alibi per incontri, non c'è l'impegno di  una cena assieme, e ci si può conoscere. Stavolta ci si era baciati.
La città, col calare del buio, era ancora più strana, con la sua tipica umidità che neanche una città di mare, con i milanesi imbellettati con la macchina lavata, che li circondavano nel traffico di un giro in macchina.
E Milano di notte è una sensazione da vivere. Con quel sapore sulle labbra. Sapore di un bacio sfiorato. Con quel gusto in bocca che stranamente non era amaro,non sapeva di occasioni perse ma di emozioni da vivere. Complici gli aperitivi di troppo, complice la
follia,la voglia di stupirsi e di stupire, la voglia di scambiare e di trasmettere e di giocare e di ridere.
Si ridere. Ridere per un nonnulla, per uno sguardo sconosciuto ma familiare,per un gesto inaspettato ed un pò goffo, per quelli che prendevano per il culo e forse mai avrebbero capito. Perchè forse da capire non c'era nulla. O forse perchè neanche loro due avrebbero mai capito. Quel pomeriggio,quella sera,quella notte di ordinaria follia.
E Milano è una città grande. E loro non hanno limiti. O meglio i loro limiti sono riusciti a spostarli oltre,ogni giorno sempre un pò più in là. Come non ha limiti la loro voglia di trasgredire senza trascendere troppo, la loro voglia di cambiar pelle senza usar maschere.
E Milano è una città da mangiar con le mani, poco a poco, raccontandosi notti in cui c'era da farsi male. Gustando ogni boccone,ogni parola,ogni sorriso. E lui che imbocca lei. E lei che imbocca lui. In un gioco che in realtà non è altro che vita vissuta.Lui ha un sorriso quasi beffardo sul volto. Un sorriso di chi sta imparando a far l'amore con la vita,a prenderla un pò per il culo senza sminuirla mai. Lei vorrebbe chiedergli tutto in una notte. Chiedergli ad esempio dove si è nascosto per tutto quel tempo. Chiedergli il perchè di quello sguardo. Chiedergli persino di girare ancora tutta notte per Milano, con la capote aperta, fregandosene di tutto, persino dell'umidità che bagna le strade. C'è un calore che non ha prezzo. E' l'alcol che scorre nelle vene. E' lacomplicità che non si può comprare. E' la voglia che non si può verbalizzare.
E lo sguardo triste di lui, accompagnato da un sorriso vero, profondo, sarà il ricordo che lei conserverà, in quell'espressione contrastante. E l'odore di lei, dolce e pregnante, che sa di nuovo e di già visto, sarà il ricordo che lui conserverà dopo quella notte capricciosa ed eccentrica. E ci sarà il ricordo di una canzone,di un coro a due voci, di una musica dolce per entrambi.
E ci sarà anche un altro profumo che loro sentiranno voltandosi indietro, a vedere come tutto può accadere in una vita, tutto può succedere in un giorno, in un secondo di labbra sfiorate, in un letto di lenzuola sudate. Non sapranno mai dire quanto è durata, non sapranno mai dire altro che "abbiamo bevuto da far esplodere il fegato" ma non sarà mai vero, in ogni bicchiere macchiato di sangue che la vita gli ha dato c'era quel giorno e quel giorno vivrà, straordinariamente, in ogni bicchiere pieno di aceto che, di sicuro, prenderanno in mano ancora una volta, e non  una volta sola. Forse anche questo sarà un ricordo di quelli che farà accapponare la pelle, se lo terranno stretto, non condivideranno con genti dell'est che non possono capire, nè con genti dell'ovest che hanno solo paura. Avranno vissuto, e avranno nascosto. Perchè ciò che è bello, prezioso, desiderabile, va nascosto agli occhi delle persone, che, avide di vita altrui, usano gli occhi come mani sporche, pronte a ungere ciò che ti succede, a deturparlo con lo sfregio dell'invidia e dell'incomprensione.

alexdijesolo,la23strega
 

Idea77ultima modifica: 2004-10-10T12:22:20+02:00da la23strega@v
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7 pensieri su “Idea77

  1. Piccola, non sai cosa hai smosso in me!avete cioè..a 4 mani per cui mi avete scosso moltissimo, ricordi di mesi di vita..incontri, baci sfiorati e lenzuola sudate, su e giù per l’Italia..cred o di poter capire, non sono nè dell’est nè dell’ovest, ma solo figlia del Vento. Che bello!mi viene da dirti, dirvi, che bello!!vi sorrido da lontano..

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