Due zingari

Lei era solita guardare il cielo. Per ogni aereo che scrutava sognava un nuovo posto in cui poter un giorno atterrare. E riempirsi di colori e di diversità. Ieri sognava di navigar sul fiume ,in Birmania, da Rangoon ai piedi del Tibet. Oggi sogna le strade ,arse dal sole, dell'America, quella che vorrebbe abbracciar con uno sguardo, da Caracas a Santiago.
Domani la lunga scia dell'aereoplano le ricorderà la nuda terra nera della sua amata Africa.
Amava sentire l'aria fresca sulla pelle. Ogni folata di vento un sogno che se ne va, un'altro che arriva a destinazione. Si aggirava per le strade del mondo, gli occhi pronti a registrare ogni sfumatura. Un nuvola ,davanti ad un sole che tramonta, lascia nello sguardo un'impronta violacea. Gli alberi in autunno, con quel carico di foglie non più vive, non morte ancora, lasciano negli occhi colori dal giallo, al marrone, al rosso vivo con sfumature che a volte tendono al rosa. Gli occhi come macchina fotografica. Perchè conosceva le impronte fossili che il mondo le lasciava nella sua memoria. Il mondo con tutti i suoi colori, con tutti i suoi mille odori.
In un giorno di sole, uno come tanti, che ti offre mille possibilità,  incontrò due occhi. Due occhi e uno specchio.
Uno zingaro felice. Suonava la tabla nelle piazze, una delle tante piazze, in una delle tante città del mondo. Lui la musica la leggeva nel firmamento. Era la sua musica , sua e di chi correva per le strade della vita. Sua e di chi sceglieva come unica compagnia una luna a volte sornione, a volte cattiva, a volte tremendamente seducente.
Negli occhi aveva il fuoco, l'aria, il vento, la terra. Tutti gli elementi in una sola anima.
Danzarono insieme per un giorno e per una notte, su di una spiaggia, attorno ad un falò.
Due zingari  che si tenevano negli occhi.
Lui suonava, con colpi forti ed armoniosi, lei ballava attorno al fuoco sinuosa ed elegante. Ed insieme, a piedi scalzi, ballarono una danza di vita e di morte, di inizio e di fine, di sangue e di lacrime.
Su di una spiaggia si consumò il loro amore. I corpi intrecciati ed i muscoli tesi nello sforzo erano illuminati da un fuoco che continuava ad ardere.
Aspettarono il mattino, appoggiandosi l'uno all'altro, raccontandosi in poche ore storie di molti anni. Storie di una vita passata. Storie della vita futura.

E non fu lei che disse: "Aspetta".
E non fu lui che disse: "Resta".

…volò via…
 

"Il vero amore può nascondersi, confondersi ma non può perdersi mai."
(F. De Gregori)


 

Due zingariultima modifica: 2004-11-24T22:44:02+01:00da la23strega@v
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6 pensieri su “Due zingari

  1. Stamattina m’ha telefonato il nipotino. Ieri notte dormiva e nemmeno s’è svegliato: beata incoscienza! Contento come una pasqua perchè stamattina l’asilo era chiusa 🙂 Come abbia fatto a continuare a dormire è un mistero, mia sorella mi raccontava che la casa sembrava ballare una mazurka… Meglio così. Buona giornata. Trespolo.

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