Un giorno di vino, lacrime e pioggia

So che eri curioso di leggere le mie prossime righe. So che scruterai parola per parola per cercare la tua figura tra gli spazi vuoti. L'ho fatto anche io tante volte. Ed a volte anche quando i reali significati smentivano questa attesa, ho immaginato improbabili sottintesi pur di vedere il mio riflesso in quegli scritti. Ho rubato parole rivolte ad altre persone ed ho avuto la presunzione di farle mie. Non so se è narcisismo. Credo sia bisogno di condividere un sentire. Oggi non ho voluto dar vita a quei fraintesi che possono crearsi a causa di giochi di parole elaborati che non so fare. Ma ho voluto rivolgermi direttamente a te. Perchè so che solo tu potrai identificarti, vederti, specchiarti in questi schizzi di inchiostro. Immaginando quei momenti -quante volte li ho immaginati?- credevo di poter descrivere, quasi come una foto, quegli attimi di noi. Non è così. La realtà mi ha smentito per l'ennesima volta. Non c'è ricordo, dettaglio, sfumatura che io non abbia rivissuto nella mia mente. Eppure è una realtà incomunicabile. E per non creare forzature lascerò le cose così come sono, come tutte quelle parole che sono ancora ferme in gola, che non trovano ancora aria ed orecchie pronte a recepirle. Tu hai imparato a conoscermi. Io non prometto e taccio. Parlo a modo mio. Con gli occhi prima di tutto. Con le mani. Con i silenzi, quelli carichi di parole e di promesse. Con i sorrisi anche quando sfugge il senso del riso. Con delle brevi frasi, buttate lì apparentemente a caso. Non ho ancora superato tutti i problemi con cui ormai convivo. Molti li ho accettati. Molti, come dice Cugia, li ho invitati a cena. E ci siamo scolati molte bottiglie di vino. Più di venti. Ho ancora qualche piccolo mostro da abbattere. La mia fragilità. A volte non la accetto. A volte vorrei tirar fuori le unghie, costruirle e colorarle se necessario. Ed invece in quel treno mangiavo con le mani rosicchiate le mie ultime barrette kinder, inneggiando alla prossima possibile sigaretta. Fragilità. Se la accettassi di più sarei davvero più forte, forte come può esserlo chi affronta la vita mettendo in gioco tutto se stesso, senza nascondersi mai. Ed io a volte mi nascondo ancora. A volte lo faccio con la mano per cercare di celare il rossore sul volto. A volte mi giro di spalle per nascondere una lacrima che scende. A volte mi vedo costretta ad allontanarmi perchè sentiresti battere il mio cuore troppo forte ed io non amo far rumore nonostante il mio tono di voce non sempre delicato e sussurrato. E la risata poco delicata. A volte è proprio così. Sono femminile solo quando lo voglio. Ed a volte volerlo comporta dei sacrifici che non mi va di affrontare. Non so se mi sarebbe piaciuto nascere uomo. A volte penso che la vita sarebbe stata forse solo un pizzico più lineare e dotata di concretezza. Ho le ginocchia rotte a causa di troppi calci ad un pallone. Nel cortile di quella che ancora oggi considero anacronisticamente la mia casa giocavo a calcio con mio padre. Tracciavamo con un gesso la linea della porta ed ai lati posizionavamo dei vasi a mò di pali (quanti ne abbiamo rotti!). Lui si metteva in porta, io cercavo di centrare quello spazio che mi sembrava così piccolo rispetto a quell'omone grande e grosso. A volte segnavo. Più spesso il pallone superava il muro del cortile (più di 5 metri) e finiva nelle campagne del vicinato. E quanti palloni persi! Un'infanzia trascorsa giocando a calcio e a calci, ad arrampicarsi su ogni sorta di albero, a coltivare la terra, ti rende una bambina diversa dalle bambine della mia città. E ti assicuro, ti segna le ginocchie. Ho almeno 20 piccole cicatrici e non avrò mai le ginocchia ossute e spigolose che tanto invidio e che tanto ammiro. In compenso non faccio mai tardi agli appuntamenti ma sono poco furba. E molto fragile. Perchè ho conosciuto quanto male può fare un gesto o una parola. Quel male che vorrei tu non mi facessi. Quel male che spero non ti farò mai.
Scrivo e sento il viso bagnarsi di pioggia. Ed è pioggia mista a vino. E sono gocce miste a lacrime. Quelle che hai raccolto dal mio viso nei nostri immensi attimi. Quelle che spero continuerai a raccogliere domani.

Un giorno di vino, lacrime e pioggiaultima modifica: 2005-04-11T00:36:23+02:00da la23strega@v
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4 pensieri su “Un giorno di vino, lacrime e pioggia

  1. Ciao Strega e, cavolo, che ritorno. Con i guai a cena e le ginocchia rotte e il vino e il resto. Hai un sacco da raccontare e lo fai molto bene e allora racconta. Chi non ha mai nulla da raccontare è morto e ancora non lo sa. Racconta :-))) Buona giornata. Trespolo.

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