Il castello

C'è stato un giorno in cui era normale passeggiare sulla sabbia, di notte, in un piccolo paesino del sud del mondo. Ed era normale incontrare grandi artisti che vendevano i loro quadri per uno spicciolo o poco più. Grandi geni che riuscivano a cogliere quelle sfumature nei passanti. Quelle sfumature che passano inosservate ai più. Una ruga di espressione, un neo provocante, un occhio leggermente strabico. E mi sono sempre chiesta da cosa questi artisti sconosciuti traessero la loro ispirazione. O forse era solo il mare che sbatteva sugli scogli.
C'è stato un giorno in cui era normale passeggiare ai lati del castello e con uno sconosciuto scambiarsi la solitudine di una vita e tornare a casa abbracciati. Quasi da sembrar due innamorati. E dedicarsi canzoni d'amore urlando tutta la paura, il vuoto, la disperazione, il senso che sfugge di una vita che fugge via. Ed in quegli attimi tutto sembrava essere perfettamente in equilibrio.
E pesava di meno il dolore di un'amica che ha chiuso la porta e ti ha voltato le spalle. Quelle amicizie di infanzia che ti aspetti sempre di trovare al solito indirizzo scritto sulla agendina delle medie. E quando troppi muri, troppi fraintesi, troppi volti si intromettono, ti guardi indietro e quella casa ha le finestre chiuse. E maledici quell'orgoglio che non ti permette di prendere a calci quell'inferriata. O forse è solo paura di conoscere le risposte. Paura di scoprirsi diversi, più grandi, convinti di aver intrapreso migliori strade che inevitabilmente spingono ,oltre l'oceano, quell'agendina.
E pesava di meno il dolore di quell'uomo che non ti vuole e che non ti vorrà mai e che tu continuerai a rincorrere per abitudine, per noia di cercare altri possibili percorsi, per paura di conoscere nuovi ostacoli. Convinta e sconfitta di fronte ad una vita che di sorprese come queste ne offre sempre troppo poche.
E pesava di meno anche quel senso di nullità di fronte ad un mondo che gira perfettamente all'incontrario rispetto alla direzione dei tuoi piedi. Che a furia di adeguarsi acquistano quella classica forma a papera per cercare di stare al passo con i tempi.
Ma è davvero esistita quella sera, una sera in cui riuscivi ad essere perfettamente dritta ed a seguire un percorso rettilineo nonostante i tanti bicchieri di tequila. Convinta che in quel momento era davvero quella la direzione giusta. Per inabissarti nel profondo di un'altra anima senza pace, senza meta, senza punti di riferimento. Per lasciarti guidare da quelle parole che sembravano onde che ti trascinavano via. Ed immaginavi altri mondi, altri possibili orizzonti, finali diversi per una storia che è sempre uguale.

Il castelloultima modifica: 2005-09-07T19:11:11+02:00da la23strega@v
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