Le assenze

Le assenze. Ci sono quelle giustificate. Quelle accompagnate da certificato medico. Quelle fisiologiche, saltuarie, altruistiche, egoistiche, spensierate, pesanti, inosservate. Ci sono quelle da accompagnare con spiegazioni così lunghe da poter dire che è meglio non dire. È meglio l'assenza che la falsa presenza. È meglio il vuoto di un pieno che non ha parole, che non sa come usarle, che non sa cosa dire e come dire. La mia vita è piena di assenze, di ritorni, di partenze e ripartite. Ne sono talmente tante che ho perso il filo che mi lega a loro. Talmente tante che confondo gli odori e le sensazioni, e mescolo i ricordi. Non ho un'agenda e non l'ho mai avuta. Segno sulla mia mano i giorni che passano, i volti che incontro, gli sguardi che temo. Odio questi vuoti che mi lasciano sospesa su di un filo, che mi disorientano e a cui non so dare risposte. Ed allora mi nascondo anche io dietro ad un'assenza che in realtà è solo incapacità di comunicare. Solo quello. Chi sa affrontar la vita non ha bisogno di nascondersi dietro ad un telefono senza rispondere e non ha bisogno di spegnere quel telefono, né di cambiar numero, indirizzo, città, nazionalità. Chi la vita la sa guardare negli occhi non ha paura di affrontare tutti i perché ed i ma. Mi chiedo se io ho imparato a farlo. Se ho imparato a guardare senza temere, a parlare senza paura di sentirmi giudicata o derisa. Ora però so per certo che è più facile scappare e schiacciare, scappare e bruciare tutto, scappare e lasciare un vuoto pieno di perché. Questo me lo ha insegnato chi da me è fuggito in questo modo lasciandomi sola a digitare parole per colmare la mia assenza da qui. E sono stati in tanti a lasciare puzza di bruciato, di smog e di alcol. Forse nelle sigarette che condivido su di uno scoglio sul mare metto troppe aspettative che quello scoglio non è in grado di contenere. Forse investo la parte mia più vera sperando in una correttezza che conoscono in pochi. Io non lo sono sempre stata. Corretta. Un mio amico parla spesso di onestà rivoluzionaria. Io non so quanta ne ho di quell'onestà ma non ho mai lasciato puntini in sospeso. A volte ho scarabocchiato il foglio, a volte ho rotto il vetro, a volte ho scritto poesie d'amore. Ma non ho mai lasciato i puntini in sospeso. È una sensazione che non so gestire. I perché sono troppi e mi affollano la mente, gli odori ancora troppo forti da stordirmi. Quello sguardo troppo violento, più violento di quel mare che ha assistito al nostro amplesso. E cerco risposte a domande che forse ancora non ho chiare, che forse ancora non conosco. È stato troppo bello per poter rimanere. Questa è l'unica risposta che ho avuto ed allora a volte è vero. È meglio il silenzio.

"Proprio Come in Una Giornata Nuvolosa e Cupa
Quando le Nuvole Sono Tutt'uno Con L'orizzonte
I nostri Sensi Pensanti Immaginano il Sole
E Dicono "Siam Senza Sole" Oppure "Non C'è Sole";
E Invece Sbagliano Perchè Quel Giorno è Proprio
L'Essenziale Emanazione di Quel Non Veduto Sole,
Le Parole Stesse a Loro Medesime Mentono,
Chè l'Idea dell'Assenza Proviene dalla Presenza:
E' Attraverso il Bene Che Immaginiamo il Male.
Parla a Noi di Luce che Parla Di Luce Assente,
Di Dio Assente, che Diviene Demone Presente,
Dio ancora Assente in forza dell'Esistenza.
L'Allontanata Causa, in Quanto Allontanata,
Provoca (in Quanto Causa) l'Effetto da Lei Negato"

Fernando Pessoa

Le assenzeultima modifica: 2005-11-30T22:44:17+01:00da la23strega@v
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8 pensieri su “Le assenze

  1. “assenza in realtà è solo incapacità di comunicare”: è desolantemente vero quanto scrivi, è che abbiamo tutti le risorse per rimpiangere le occasioni perdute ma poi ci facciamo trovare impreparati quando perdute non lo sono ancora… grazie di essere passata, stai bene, NM

  2. Chi sa affrontare la vita senza mai cadere, o nascondersi???? Anche il silenzio va ascoltato, ma è davvero una sensazione unica trovare le tue parole stampate qui: hanno il sapore della fragola e fanno pensare!!! (Grazie degli auguriiiiiii!!! ps: preferisco quando scrivi: mi perdo nelle tue parole.)

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