Per te, che mi hai insegnato a perdere

Ho sempre sognato di tirar calci ad un pallone. In porta, per toccarla con le mani quella palla. Per essere l'ultimo baluardo della difesa. Per lanciarla il più lontano possibile. Quasi a raggiungere la luna. Come fare un giro del mondo in un secondo o poco più. Ed ho avuto anche io i miei momenti di gloria quando dalla scalinata mia madre mi incitava a parare i rigori di quell'uomo grande e grosso che mi ritrovavo di fronte. Una bambina cresciuta con l'odore del prato verde sulla pelle. Quello appena tagliato, quello ancora umido, quello che ti lascia l'odore nel naso per giorni in cui ti tocca guardare il mondo da dietro ad una finestra. Una bambina cresciuta tra la terra e il cielo senza grattacieli a fare da intermediari. Una bambina che sognava gli spalti affollati, le magliette dei calciatori per Natale, gli autografi da nascondere tra le pagine di un diario che tanto personale non era mai. Una bambina e suo padre che si divertiva a giocare con lei, ad allenarla, a spronarla a rialzarsi. E ginocchia sbucciate e l'odore del sangue. Ma quando si è piccoli, si sa, si sogna la finale della coppa del mondo. E questa finale avviene puntuale ogni volta che c'è l'occasione di avere un pallone ed un compagno con cui giocare. E quando non c'è, ecco il muro lì di fronte a te. Peccato che con il muro è quasi impossibile vincere. Se non tocchi la palla con la giusta forza essa prende un rimbalzo che non è possibile più controllare. E quindi imparai a calciare con il collo del piede anche se amavo le punte. Il tempo è passato, aspro e crudele. Il pallone è conservato giù in cantina. Le mani e le ginocchia hanno cicatrici che riflettono quelle della mia anima. Ed ora sogno di prendere a calci la luna. Anche quella è una palla. Forse la più luminosa che io abbia mai visto. Peccato che noi possiamo scorgerne solo la metà. Quella a noi più vicina. Il resto spetta all'immaginazione. Anche il mondo è una palla, forse la palla più grossa che io abbia mai visto. Chi gioca con questa sa giocare con la vita. E non è importante vincere o perdere. Ed in questo gioco le regole sono talmente tante che nessun manuale calcistico potrà mai contenere. Per fortuna. Il difensore è spesso spiazzato da un pallonetto. Il centrocampista da un tunnel. È difficile parare questi colpi, è difficile fermarli senza concedere rigori che puntualmente vanno a segno. Ed alla fine quasi sempre vince la vita. A saperla raddrizzare, gli spalti sarebbero pieni non di vinti e vincitori, né di uomini senza più volto, né di bestie da macello da rieducare. Ma ci sarebbero passeggini e poppate ogni due ore, nonni e nipoti, ragazze innamorate, uomini pieni di vita. A saperla raddrizzare la vita, il campo di calcio tornerebbe ad essere un campo dove praticare sport che da sempre vuol dire lealtà, genuinità, libertà, amore. A saperla raddrizzare. Mi ritroverei ancora lì a tirare quei famosi calci di punta ad un pallone senza timore. E se il pallone va sulle nuvole, come qualcuno ha detto prima di me, dagli angeli….. sarebbe la vittoria più grande. Un gol nel firmamento, un pallone che fa il giro del mondo.

Per te, che mi hai insegnato a perdereultima modifica: 2006-07-10T17:26:45+02:00da la23strega@v
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11 pensieri su “Per te, che mi hai insegnato a perdere

  1. Forse è meglio smetterla di cercare di raddrizzare la Vita. Che poi, magari, si finisce per spezzarla, in maniera definitiva. Tanto vince Lei comunque, quindi … molto meglio farsela Amica. Ed amare anche le sue “gobbe”, che poi in fondo sono le sue “dediche” speciali per noi. Ci passiamo la mano sù … ed ogni volta che incontriamo dossi o cunette … in silenzio, vogliamoci un po’ di bene, e perdoniamo gli errori, o almeno smettiamo di odiarli. Se non sappiamo farlo con noi stessi, come facciamo ad imparare a farlo con gli altri? … Quell’uomo più grande di Te … se potesse ascoltarti, mentre parli di Lui … sarebbe molto felice di stringerti a sé. E un po’ lo sarei anch’io …

  2. Sei stata una delle prime a passarmi a trovare quando ho aperto il mio blog… poi ti ho perso per strada e non me ne sono neanche accorto, perchè volevo solo scrivere e andare dritto con la mia nave immaginaria.Ora ho scoperto che un viaggio solitario non ha senso per me… e mentre ognuno si sforza di giocare a questo gioco con palle troppo grosse o luminose per fare goal, mi sono ricordato che mi era piaciuto quello che avevi scritto, e penso che se non ti disturba passerò qualche altra volta a trovarti… Ma perchè strega?

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