Patatine fritte alla fermata del treno

Oggi solo l'odore di patatine fritte. Ci sono ancora le stelle ed il cielo è lì, sopra di noi. Ed è blu cobalto. Non è vero che l'alba è uguale in tutte le città del mondo. Ma c'è sempre troppo rumore per poter continuare a sognare. Per poter continuare a dormire sotto la luce dei tuoi occhi. L'uomo si accarezza il taschino della giacca e sorride. Sente il rumore della carta che gli permetterà di prendere quel treno. È un gesto infantile il suo. Come per rassicurarsi di poter davvero fuggire via. Quei gesti automatici che tanti professoroni imputano all'ansia. Io do sempre la colpa ai sogni. Solo quelli ci salvano o ci rovinano. I suoi passi sono lievi, il suo profumo è fresco come quel vento che ti arriva addosso all'improvviso solleticandoti il volto. Una stazione non è romantica come un porto ma entrambe si collocano al centro della città e ti permettono di salutare con lo sguardo ogni palazzo familiare che si staglia sull'orizzonte. Ed entrambe portano dentro di sé il ricordo di lunghi addii. L'uomo cammina lungo il binario con quella calma che ti permette di assaporare ogni passo in avanti e di ricordare tutti i passi che ti hanno permesso di essere in quel punto preciso del mondo. È una questione di fortuna nascere nella parte più ricca della terra. In troppi se lo dimenticano. Davanti a lui un distributore automatico dove le più svariate leccornie attirano i viaggiatori affamati di vita. L'uomo prende una moneta e se la rigira tra le mani. Sembra quasi che stia facendo testa o croce per decidere il prossimo passo, quello che probabilmente gli cambierà la vita. La infila nella macchina dove per magia appare una scritta luminosa "Questo è il suo giorno fortunato! Il distributore funziona, attende solo la sua richiesta: esprima un desiderio". "Patatine fritte". L'uomo osserva quello strano meccanismo che gira spingendo in avanti la busta e attende il momento di chinarsi per prelevarla dall'apposito ripiano. Ed ecco l'imponderabile. La busta di patatine non cade. Resta lì sospesa come in bilico, ancora agganciata alla sua vita precedente, alla sua immobilità, senza nessuna voglia di essere aperta e poi buttata via come tutte le altre. Tra l'uomo e la busta uno spesso vetro fatto apposta per vedere e non toccare. Immobile, cercando di nascondere una calma che non ha più, l'uomo si guarda intorno con la coda dell'occhio ed accenna una timida reazione. Un pugno che sembra una carezza, nient'altro che una carezza. I pugni diventano due, poi tre. Niente. Non cambia nulla. L'uomo avrebbe voluto aprire sul suo treno quella busta, imbrattarsi di unto e poi passare le mani sporche di briciole sul sediolino accanto. Lasciare un segno del suo passaggio. Un segno non indelebile, non traumatico, giusto un piccolo alone sul cappotto nuovo del suo vicino. All'altezza del culo. Oggi solo l'odore di patatine fritte. È già tanto quando hai dalla tua una buona immaginazione.

Patatine fritte alla fermata del trenoultima modifica: 2006-12-08T19:47:09+01:00da la23strega@v
Reposta per primo quest’articolo

11 pensieri su “Patatine fritte alla fermata del treno

  1. Che bel post, Strega. Sarà perchè parla di stazioni ed io le conosco bene, con il mio andirivieni, sarà perché si avvicina il Natale, ma io ho sentito un’aria malinconica, un’aria sospesa, come quel sacchetto di patatine. E’ stato un piacere leggerti.

  2. Buon Anno… sinceramente questo è il genere di augurio che non sono molto brava a fare… non ho mai pensato infatti che la fine di un anno e l’arrivo dell’altro potesse influire in qualche modo sulla nostra vita.. ma così è l’usanza.. quindi: buon gennaio… buon febbraio.. buon marzo.. buon aprile.. buon maggio.. buon giugno.. buon luglio… buon agosto.. buon agosto… buon settembre… buon ottobre.. buon novembre e buon dicembre… (eheh.. vabbè… e perdonate il copia ed incolla, ma ho i minuti contati… grrrr ) besos Mai.p.s. magari passi e leggi 😉

Lascia un commento